I Misteri di Demetra e la bevanda inebriante


I Misteri di Demetra e la bevanda inebriante
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È dall’alba dei tempi che l’uomo cerca di mettersi in contatto con gli dei, intesi come intelligenza superiore, attraverso gli stati modificati di coscienza, sia con l’aiuto di sostanze psicotrope, bevande sacre, sia attraverso esercizi e riti codificati per questo fine.

Cerimonie rituali volte a tali fini furono in uso nell’antica Grecia, già nel periodo arcaico e , forse, persino nell’età micenea (1500-1100 B. C.). Mi riferisco ad un aspetto estremamente interessante della religione greca: i cosiddetti culti misterici, che ancora oggi sono oggetto di studio e di discussione da parte degli storici.       

I Misteri erano riservati ai sacerdoti e ai  soli ” mystai”, cioè agli adepti.  

Esistevano diversi tipi di Misteri: quelli di Eleusi (in Attica) riservati alla dea Demetra, quelli di Dioniso (Bacco), quelli di Orfeo, ecc. 

In età ellenistica poi il numero dei culti  misterici aumento’ poiché si svilupparono rituali segreti dedicati a Iside e Osiride, Mithras, Cibele e Attis ed altri.

In questa sede ci occuperemo di un aspetto particolare del culto di Demetra e Persefone celebrato ad Eleusi.  

In un antichissimo testo poetico, l’ Inno a Demetra, attribuito ad Omero, ma in realtà risalente al VII sec., si narra il drammatico rapimento di Persefone, figlia di Demetra e di Zeus, ad opera di Ade, dio dell’ Oltretomba, che la voleva in sposa, stante l’opposizione della dea madre. 

Questa però non si rassegnò alla scomparsa della figlia e la ricerco’ ansiosamente finché non fu informata dell’ accaduto. 

Durante la ricerca di Persefone  l’unico ristoro per la dea, digiuna, sarebbe stata una bevanda, il Ciceone (kykeon), che l’ Inno ci descrive ai vv. 200 ss.:  ” Allora Metanira, riempita una coppa di vino dolce come il miele, a lei la porgeva, ma la dea la respinse. Disse che in verità le era vietato bere il rosso vino. E comandò che le offrisse come bevanda acqua, con farina d’ orzo, mescolandovi la menta delicata.  La donna preparò il Ciceone e lo porse alla dea come ella aveva ordinato” ( traduz. di F. Cassola).

Questa non è la prima menzione della bevanda nella letteratura greca: Omero la ricorda nell’ Iliade (XI, 624 ss) e nell’ Odissea (X, 234 ss.). Qui il poeta racconta che Circe offri’ ai compagni di Ulisse il Ciceone (vino con latte rappreso,  farina  e miele); la bevanda, mescolata con sostanze velenose ( farmaka ),  trasformò gli uomini in porci. Evidentemente già in una fase assai arcaica si attribuivano al Ciceone , opportunamente trattato, poteri straordinari.

Anche un poeta latino, Ovidio, nei Fasti ( IV, 531-2) molti secoli dopo, in età augustea, riprese il tema della bevanda assunta da Demetra e, nel descrivere la mistura, pur non citandone il nome, indicò che i suoi componenti erano vino con aggiunti fiocchi di segale tostati. 

Dalle testimonianze che abbiamo riportato si evince che, poiché le sostanze aggiunte non erano in grado di sciogliersi nel liquido, era necessario che gli adepti, mentre bevevano, mescolassero ripetutamente la pozione finché essa non fosse consumata.  

Va notato che il nome Ciceone che in greco significa  ” bevanda composta” o “mescolata” – oggi diremmo cocktail – ci indica chiaramente la necessità del mescolamento del composto.  

Molti studiosi, etnobotanici, antropologi, etnologi, chimici, tossicologi, psicofarmacologi, nonché antichisti hanno ritenuto che gli stati estatici ottenuti dagli iniziati ad Eleusi, fossero dovuti al Ciceone stesso: la segale cornuta (ergot) o qualche altro ingrediente, come farina di orzo, funghi allucinogeni, o ancora semi di papavero, se non addirittura oppio – conosciuto da tempo a Creta -, avrebbe sviluppato effetti psicoattivi. 

Il dibattito tra gli specialisti sui componenti della bevanda è tutt’ora aperto ed, in mancanza di una documentazione archeologica maggiore, è ben lungi da trovare una soluzione. Si veda in proposito: G. Samorini, “L’uso di sostanze psicoattive nei Misteri Eleusini “, 2008. 

Noi ricordiamo che la preparazione del Ciceone era riservata ai soli sacerdoti, esclusivamente appartenenti a due nobili famiglie ateniesi ( ghene, in latino gentes), gli Eumolpidi e i Cerici, e che, trattandosi di sostanze legate ai Misteri, quindi segrete, sarà difficile risolvere la questione. 

Personalmente  ritengo che, poiché i Misteri di Demetra e Persefone erano strettamente connessi con i cicli stagionali, con l’agricoltura ed i campi, avendo la dea come simbolo la spiga di grano, il narciso ed il papavero, dovremmo limitare le nostre ipotesi a sostanze derivate  da questi prodotti. 

In conclusione, ci piace riportare quanto sostenuto da una nota studiosa, Giulia Sfameni Gasparro, che in un saggio sui misteri di Demetra, in proposito scrisse che il ruolo eventuale dell’allucinogeno “…nel procurare uno status psicologico di esaltazione negli iniziati, non esaurisce il significato storico-religioso del fenomeno misterico”.  ( Misteri e culti mistici di Demetra, Roma 1986, 67, n 144).

ANNA CAFISSI

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