Food Tech, le implicazioni tecnologiche della gastronomia


Food Tech, le implicazioni tecnologiche...

Durante le classiche pause pranzo in ufficio, cene con gli amici o brunch domenicale, quante volte capita di pensare alla tecnologia associata al pasto che stiamo assaporando?

Se la risposta è “raramente”, o più plausibilmente “mai”, non c’è da stupirsi. Relativamente al cibo infatti, l’ambito tecnologico non è un collegamento immediato, come invece potrebbero essere i sensi legati alla sua degustazione, un piacevole ricordo associato ad esso o la convivialità ed il senso di unione che la tavola è in grado di generare, solo per nominarne alcuni.

Eppure, benché spesso non sia evidente, la tecnologia svolge un ruolo sempre più importate in questo settore. Tra gli esempi più interessanti – e che saranno trattati di seguito – possiamo trovare rispettivamente la ricerca in atto volta ad una maggiore sostenibilità ambientale nella produzione del cibo ed un più profondo coinvolgimento delle grandi multinazionali tecnologiche nel settore gastronomico e della ristorazione. 

Nel mondo dell’agroalimentare, soprattutto statunitense, da un po’ di tempo si parla di Food Tech, l’unione dei vocaboli “food” (cibo) e “technology” (tecnologia), che comprende tutti quei progetti o imprese che fanno uso di svariate tecnologie – tra cui l’Internet of Things (IoT), Big Data ed Intelligenza Artificiale, al fine di rendere il settore alimentare più moderno, sostenibile ed efficiente in tutte le sue fasi, passando da preparazione, distribuzione e consumo. 

Ma partiamo con ordine:

Benché il cibo sia un elemento profondamente concreto e legato alla sfera fisica, risulta tra gli argomenti più in voga del mondo digitale: basti pensare alle recensioni a locali e ristoranti che tanto condizionano le nostre scelte – con TripAdvisor a farla da padrona – o le applicazioni per i servizi di delivery o quelle che permettono di prenotare online come The Fork che, fatto non trascurabile, è collegata proprio a TripAdvisor. Ancora, non può essere ignorato il ruolo dei social media, con Instagram in particolare che, dato il suo format basato prevalentemente su fotografie e video, è la piattaforma ideale per il settore del cibo.

L’avvento del digitale ha rivoluzionato il mondo alimentare e questo è evidenziato da alcuni dati:

  • Nel 2019 gli utenti attivi sui social network in tutto il mondo sono stati 3,48 miliardi, di cui 3,26 miliardi accedono da dispositivi mobili;
  • Instagram è il social che registra la crescita più importante, rapida e solida proprio perché, grazie alle sue caratteristiche, è il tipo di media che risulta nettamente più efficace per lo storytelling nell’ambito della Food Industry;
  • Il Food & Beverage è l’argomento di maggior interesse tra gli utenti di questo social network; 
  • su Instagram vengono pubblicate quotidianamente oltre 95 milioni tra foto e video, una cifra esorbitante ed in continua crescita, che rende l’idea di quanto vasto sia il campo da gioco in cui si muove chi si occupa di marketing nel settore Food & Beverage[1].

Ma passiamo al primo dei due esempi menzionati in precedenza, quello della ricerca per una maggiore sostenibilità ambientale del cibo.

Un settore sempre più green

L’uso della tecnologia nel settore alimentare non ha a che fare solo con la ricerca e lo sviluppo di nuovi macchinari, rendere più efficienti le catene produttive, meno dispendioso il consumo di energia, acqua e terra utilizzati nella produzione dei beni alimentari, ma nel creare veri e propri prodotti. In particolare, può sorprendere sapere che tra i premi assegnati al Consumer Electronics Show di Las Vegas del 2019, la fiera dell’elettronica più importante del mondo, figura un panino.

Per la precisione l’Impossible Burger 2.0, prodotto dalla startup statunitense Impossible Foods, che da diversi anni cerca di rendere ecosostenibile il modo in cui mangiamo. Secondo la startup fondata da Pat Brown, professore di biochimica alla Standford University, grazie a Impossible Burger 2.0 è possibile risparmiare il 96% di terra, l’87% dell’acqua e produrre l’89% in meno di emissioni inquinanti, oltre chiaramente a non uccidere gli animali. Si tratta di un burger vegetale che, tra i vari ingredienti, contiene anche l’eme, un composto organico a base di ferro che ha la funzione di fornire al resto degli ingredienti un sapore molto simile a quello della carne, nonché il colore del sangue della carne di manzo.

Presente in piccole quantità anche all’interno delle piante, la startup è riuscita a ricreare degli enzimi in grado di incrementare la produzione dell’eme vegetale.Il successo ottenuto da Impossible Burger 2.0 è stato tale da convincere Burger King ad introdurlo nel “menù” dei propri 7.200 locali presenti negli Stati Uniti. Ma le sorprese non finiscono qui, poiché da un esperimento condotto dalla catena di fast food, emerge che alla prova dell’assaggio nessuno dei clienti è riuscito ad individuare le differenze tra un normale hamburger e la new entry, l’Impossible Whopper, che costa appena un dollaro in più rispetto al classico panino. Ed ancora, come se non fosse abbastanza, i locali che offrivano il nuovo burger hanno registrato un aumento della propria clientela, al contrario, gli altri punti vendita dove non era possibile l’alternativa vegetale hanno visto una lieve riduzione dei propri clienti[2].

Tutto ciò può sembrare paradossale, se si pensa al successo riscosso da un burger vegetale – che ha il sapore della carne – all’interno di una catena di fast food, da sempre associata a cibo tutt’altro che salutare. Eppure, sin dalla sua fondazione nel 2011, la startup ha raccolto investimenti per oltre 1,5 miliardi di dollari[3], anche grazie ad investitori del calibro di Jay-Z, Serena Williams, Bill Gates e il fondo Google Ventures.

I giganti tecnologici nel settore alimentare, tra Google…

Proprio Google, il motore di ricerca per eccellenza, ha diversificato fortemente le sue attività sino ad entrare nell’industria agroalimentare. Nel 2018 ha introdotto nell’applicazione Maps la possibilità di aggiungere la valutazione ai ristoranti presenti sulla mappa ed alcuni mesi dopo ha iniziato a testare una nuova funzione che mostra agli utenti le immagini dei pasti più popolari di un ristorante, facendo uso del machine learning basato su recensioni e foto postate dagli utenti. Ancora, per la sua applicazione Lens ha aggiunto la possibilità di consigliare i pasti più popolari nei ristoranti inquadrando il menù con la fotocamera del cellulare e, grazie a numerose partnership, ha introdotto l’opzione di ordinare e consegnare a domicilio quanto scelto facendo uso delle piattaforme di Google Maps, Search e Assistant.

Secondo Ryan Olohan, Managing Director, Food, Beverage & Restaurants di Google, il gigante tech ha fatto il suo ingresso in questo mercato “Perché la domanda digitale non è mai stata così alta. Infatti, ogni mese su Google ci sono oltre un miliardo di ricerche di ristoranti, mentre “cibo vicino a me” continua ad essere uno dei termini di ricerca in più rapida crescita”. Secondo Olohan inoltre, poiché l’89% delle ricerche viene effettuata tramite smartphone, la presenza di Google nel settore della ristorazione rappresenta un vantaggio sia per i consumatori sia per i ristoratori: se i primi hanno la possibilità di trovare velocemente ciò che stanno cercando – ed usufruire della consegna a domicilio, richiesta che ha registrato un incremento impressionante in tempi di Covid-19 –, i secondi possono attingere ad un mercato di oltre un miliardo di clienti. A questi vanno aggiunti i vantaggi che ne trae Google che, pur non vendendo alcun prodotto, vuole essere protagonista nel mercato della ristorazione, del valore di circa 900 miliardi di dollari[4] e che sta subendo forti spinte verso la digitalizzazione, accelerata dalla pandemia da Covid-19. Inoltre, considerando la dinamicità di Google, c’è da aspettarsi che il gigante non rimarrà indifferente davanti alle prospettive di applicare il machine learning, la ricerca vocale, la consegna a domicilio ed altri servizi digitali legati al settore della ristorazione.

…e Amazon

Parlando di Food Tech è impossibile non menzionare Amazon, anche solo per l’influenza che questa è in grado di esercitare sulle altre realtà, siano esse competitor o partner. Dopo aver iniziato come rivenditore di libri online, ha espanso velocemente il suo business sino a diventare una delle maggiori piattaforme e-commerce al mondo e gestisce Amazon Web Services, una parte fondamentale dell’infrastruttura Internet. Recentemente ha manifestato il suo interesse anche verso il settore alimentare, ad esempio con i meal-kit targati Amazon venduti sulle tre piattaforme proprietarie come Amazon Prime, Go e Fresh.

Con quest’ultima, in particolare, il colosso del commercio online sta provando ad entrare ancora di più nelle case dei consumatori americani poiché rappresenta un nuovo modo di fare la spesa presso i piccoli commercianti della zona: attraverso Amazon è infatti possibile ordinare prodotti freschi e farli arrivare a casa il giorno stesso o quello successivo, in base alle esigenze del cliente. Oltre a questo, nel 2017 la società ha acquistato Whole Foods, una catena di generi alimentari biologici di fascia alta composta da oltre 460 negozi per 13,7 miliardi di dollari, che gode di un brand riconosciuto, affidabile, capillare e soprattutto una clientela dal reddito superiore alla media.

Tramite l’acquisto della catena Whole Foods, Amazon ha espanso la sua rete da piattaforma online a rivenditore fisico: in questo modo potrebbe ridurre anche la propria dipendenza da corrieri, rendendo i negozi un nuovo punto di consegna alternativo a quella a domicilio ed offrendo ai propri clienti punti o buoni per compensarli della mancata consegna a casa[5].

Altro esperimento innovativo nella vendita al dettaglio è rappresentato da Amazon Go, un negozio di alimentari automatizzato. Attualmente ci sono 26 negozi Amazon Go in quattro città degli Stati Uniti e la caratteristica principale è data dal fatto che, utilizzando la tecnologia proprietaria Just Walk Out, Amazon permette alla clientela di fare la spesa senza bisogno di passare da una cassa.

È infatti sufficiente aver installato un’applicazione sul proprio smartphone e, quando si entra nel negozio, questa identifica il cliente. Inoltre, telecamere e sensori monitorano i prodotti prelevati – e riposti – dagli scaffali, per cui una volta terminata la spesa basta uscire senza passare da una cassa, poiché il costo dei prodotti acquistati viene addebitato automaticamente sull’account del cliente[6].

Se da una parte questo meccanismo fa risparmiare molto tempo – secondo i dati della US Bureau gli statunitensi impiegano circa 44 minuti per fare spesa di generi alimentari – dall’altra emergono numerose questioni, quali quelle legate alla privacy: Amazon conosce già molto bene i propri consumatori grazie all’enorme mole di dati ed informazioni personali che vengono raccolti dai dispositivi che utilizziamo tutti i giorni quali quelli a comando vocale, le applicazioni per smartphone, le abitudini di acquisto e di visualizzazione durante la navigazione sul web.Come accennato in precedenza, data l’influenza che Amazon è in grado di generare, il colosso potrebbe dettare il passo nei settori della logistica, delle consegne e della vendita al dettaglio. In particolare, potrebbe finire per autorizzare Just Walk Out ad altri rivenditori e, proprio come la maggior parte dei siti Web visitati si basano su Amazon Web Services, Just Walk Out renderebbe i negozi fisici dipendenti da Amazon. 

La prossima volta che ci sediamo a tavola, che sia per gustare una cena prelibata o un pasto frugale, cerchiamo di tenere a mente il ruolo che la tecnologia riveste anche in questo ambito della nostra giornata, solo apparentemente così lontano. 

[1] L’impatto della Digital Transformation nel settore Food, https://www.doxee.com/it/blog/digital-marketing/la-digital-transformation-nel-settore-food/
[2] Impossibile Burger, l’hamburger vegetariano al sapore di carne, 11 luglio 2019, https://www.fastweb.it/web-e-digital/impossible-foods-il-cibo-diventa-tecnologia/
[3] Impossible Foods closes $200 million in new funding to accelerate growth, August 13, 2020, https://impossiblefoods.com/media/news-releases/2020-08/Impossible-foods-closes-200-million-in-new-funding-to-accelerate-growth/
[4] Google Has Expanded Its Presence In The Restaurant Space. Here’s Why, May 5, 2020, https://www.forbes.com/sites/aliciakelso/2020/05/05/google-has-expanded-its-presence-in-the-restaurant-space-heres-why/#4523de8d2241
[5] Perché Amazon compra Whole Foods. Un’analisi a bocce ferme, luglio 2017,
https://it.businessinsider.com/perche-amazon-compra-whole-foods-unanalisi-a-bocce-ferme/
[6] Che cos’è Amazon Go e come funziona? Luglio 2020, https://tecnobabele.istocks.club/che-cose-amazon-go-e-come-funziona/2020-07-09/



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