Verso Santiago di Compostela: raccontarsi il cammino a tavola


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Il nostro magazine si muove intorno a tutto ciò che rappresenta la cultura del cibo. In questo numero riportiamo un breve “diario di viaggio” sul cammino di Santiago scritto da Alice Dini. Si tratta di una dimostrazione tangibile di come il cibo e la tavola siano sempre interconnessi, ieri come oggi, con l’esperienza del ritrovare se stessi, sfidare i propri limiti fisici e psicologici, scoprendo alcuni dei luoghi più evocativi dell’Europa. Si tratta di un’esperienza complessa, dalle forti motivazioni personali, alla quale ogni anno partecipano circa 300.000 persone. A seguire, ecco il diario di Alice, che ha camminato nel segmento portoghese del percorso, tra Caminha a Santiago, nei giorni 11-19 Agosto 2019.

“Uno dei cammini più famosi e più battuti oggi è il Cammino di Santiago, che ripercorre la via dei pellegrini verso la tomba di San Giacomo il Maggiore, che, secondo la leggenda, fu trasportato da una barca di angeli fino in Galizia dove fu poi seppellito.

Nell’893 Alfonso II il Casto, Re delle Asturie, dopo il ritrovamento delle spoglie del santo, ordinò la costruzione di un tempio presso il quale si stabilirono dei monaci benedettini. Da quel momento in poi iniziarono molti pellegrinaggi da tutta Europa per raggiungere Santiago de Compostela.

Il Cammino di Santiago è un percorso molto personale e pertanto non ci sono regole particolari per percorrerlo: si può partire dove si vuole e seguire la strada che si preferisce. Tuttavia nei secoli, prevalentemente per questioni pratiche come trovare facilmente vitto e alloggio o sfruttare strade più frequentate e sicure, i pellegrini hanno iniziato a percorrere alcuni tracciati particolari, che hanno assunto dei nomi tradizionali e sono quelli che tutt’ora vengono utilizzati maggiormente da chi parte per Santiago. Ad esempio, in ordine di frequentazione, i percorsi più celebri sono il Cammino Francese che parte da Roncisvalle e taglia orizzontalmente la Spagna; quello portoghese con le sue varianti che parte da Lisbona e attraversa il Portogallo stesso; l’altro del Nord, che attraversa la parte settentrionale della Spagna sulla costa cantabrica da Irún a Ribadeo, fino all’ingresso della Galizia, dove si ricongiunge col Cammino Francese o il Cammino Inglese che parte dai porti del Nord, in cui confluiscono i pellegrini dal nord Europa, di La Coruna o Ferrol e scende a sud verso Santiago.

Sulla via che porta a Santiago de Compostela, partendo dal Portogallo e proseguendo lungo la costa galiziana, ho potuto osservare e provare la vita del pellegrino di oggi, le sue abitudini, i suoi desideri, le motivazioni con cui parte.

La routine è sempre più o meno la stessa, sveglia presto, colazione e si parte quando ancora non c’è luce (perché la Spagna occidentale ha il fuso orario italiano pur essendo in asse col Portogallo, che invece ha un’ora in meno).

La maggior parte dei pellegrini ama fermarsi spesso in  luoghi adibiti alla sosta dei pellegrini lungo il percorso, per mangiare qualcosa e fare una pausa, così da ritrovare i compagni di viaggio incontrati nei giorni precedenti e conoscerne di nuovi. Il fermarsi a mangiare qualcosa è sì un’ottima scusa per fare una pausa seduti, che dopo qualche ora di cammino è la cosa più ambita in assoluto, ma è anche un’implicita tradizione dei pellegrini, che amano socializzare e raccontarsi a chi come loro si è messo in cammino.

Lungo la via si possono trovare delle “áreas de descanso”,  piccole aree adibite ai pellegrini nelle zone lontane dai paesi, in quelle gestite dalle persone del posto, e’ possibile trovare delle cassette di frutta, accessibili con offerta libera. Sul cammino verso Finisterre addirittura mi è capitato di trovare una donna che apriva la propria casa ai pellegrini, lasciando libero l’uso del bagno, della cucina e, soprattutto, dando loro la possibilità di riposarsi un po’ prima di ripartire.

La giornata inizia così, camminando e fermandosi se lo stomaco e le gambe lo richiedono. Al momento del pranzo i vari ristoranti dei paesi accolgono i camminanti con il “menú del peregrino”, che spesso comprende cibi locali come la tortilla, il chorizo o talvolta anche zuppe calde come la “sopa de caldo gallego” (che è una zuppa povera di brodo di carne e verdure tagliate a pezzi grossi).

Sono pochi gli audaci che si portano sulle spalle anche il pranzo, magari comprato la sera prima  o il giorno stesso lungo via, che quindi si fermano nelle campagne, con pane, salame e frutta per rifocillarsi. 

Dopo il pranzo c’è chi si incammina ancora, e chi invece ha già raggiunto la sua meta, a seconda della lunghezza della tappa. Le notti vengono passate negli “albergues”, strutture adibite proprio ai pellegrini che condividono la stanza con altri viaggiatori come loro. 

La sera quasi tutti desiderano un pasto caldo prima di potersi finalmente riposare, ma non sempre le cucine sono molto attrezzate ed è divertente vedere come i pellegrini riescano ad ingegnarsi per preparare la cena con le poche risorse a disposizione.

Quando la cucina è invece più attrezzata c’è chi si prodiga in preparazioni complesse, come zuppe di verdure e piatti di pasta. 

I pellegrini di oggi, come quelli di un tempo, provengono da paesi e culture diverse, ma tutti condividono lo stesso obiettivo: Santiago de Compostela. Condividendo stanze, bagni, cucine e pasti in luoghi comuni è facile guardarsi attorno e cercare di capire con quale motivazione sono partiti i tuoi compagni di viaggio. Se un tempo i pellegrini partivano per motivi religiosi, oggi, invece, i motivi che spingono migliaia di persone di mettersi in cammino, zaino in spalla, per giorni e giorni sono molteplici. 

C’è chi parte alla ricerca di qualcosa, che spesso non sa definire in partenza, chi parte per motivi sportivi, chi per motivi spirituali o religiosi, chi vuole mettersi alla prova e chi invece parte, e basta, senza farsi troppe domande. Sul cammino ho visto giovani, adulti, famiglie, in gruppo, ma anche tanti solitari, provenienti da ogni parte del mondo, tutti diversi, ma in fondo così simili, con le stesse esigenze, gli stessi desideri, la stessa stanchezza a fine giornata e la stessa voglia di ripartire il giorno dopo”.

Alice Dini