Quando il CIBO diventa tessuto. L’intervista a Marco De Micheli, docente all’Accademia Italiana di Arte, Moda e Design di Firenze


Quando il CIBO diventa tessuto....
  • Italiano
  • Inglese

Cosa hanno in comune l’arancia, l’ananas, la banana, il riso, i funghi, l’ortica, la birra e il vino? Si mangiano, si bevono e … si tessono!

Qualche esempio? Le fibre delle foglie di ananas possono trasformarsi in un tessuto-non tessuto (Pinatex), recuperando un’antica tecnica di lavorazione delle Filippine per la produzione di accessori per le donne del posto. Le vinacce (un sottoprodotto della lavorazione dell’uva) vengono utilizzate per la creazione di un tessuto interamente naturale. Il processo produttivo prevede l’estrazione di un olio dai semi delle vinacce che viene polimerizzato secondo specifiche lavorazioni. Le bucce e i raspi vengono trasformati in un compound che poi viene trasformato in un filato e quindi tessuto. Ma c’è di più: grazie alla fermentazione della birra si ottiene un tessuto simile al cotone, molto delicato e fresco.

Tutti progetti ecosostenibili che ridanno nuova vita al CIBO e costituiscono tasselli di un progetto ‘globale’ volto a cercare di risolvere, almeno in parte, il problema degli scarti alimentari, pari a 1,3 miliardi di tonnellate all’anno in tutto il mondo. Non male visto che i tessuti che indossiamo costituiscono una sorta di seconda pelle …direi a questo punto sempre più gustosa e appetitosa!

Ne abbiamo parlato con Marco De Micheli, per circa 20 anni stilista a Milano per grandi griffe come Ferré, Marzotto, Moschino, Escada, Ferragamo e dal 2007 docente appassionato e convinto all’Accademia Italiana – Arte Moda e Design di Firenze, la prima accademia privata di moda e design in Toscana autorizzata dal MIUR al rilascio di titoli di studio legalmente riconosciuti ed equipollenti alle lauree triennali italiane, con sede anche a Roma, che rappresenta uno dei principali istituti europei di formazione nel campo del design e delle arti applicate.

Marco De Micheli insegna Tipologia dei Materiali e Collezione. Sì perché oggi diventa sempre più importante conoscere a fondo l’origine e la risposta dei tessuti più innovativi e tecnologici, prodotti con fibre naturali. Ed ecco che entrano in gioco a fianco del cotone, lino, seta, canapa, fibra di cocco, anche materie prime derivati da frutta e verdura. Molti sono infatti oggi le aziende, le piccole imprese e i centri di ricerca che utilizzano gli scarti della produzione industriale della frutta e della verdura per la realizzazione di nuovi materiali.

Quali sono le nuove tendenze sui tessuti del futuro, è vero che sempre più oggi frutta e verdura si trasformano in materiali innovativi per l’alta moda?

“Direi proprio di sì partendo dall’assunto che la maggior parte delle griffe stanno sempre più legando l’immagine del lusso con i temi dell’ecologia per una produzione sempre più green. La sostenibilità dei processi produttivi è infatti al primo posto nelle preoccupazioni dei brand, il panorama delle eco-fibre è in continuo fermento e ottenere certificazioni green è un obiettivo sempre più importante per tantissimi marchi. Qua a Firenze, ad esempio, Salvatore Ferragamo ha recentemente avviato una riflessione sul tema che è culminata nella realizzazione, da parte del Museo e della Fondazione Ferragamo, di Sustainable Thinking, un percorso espositivo molto interessante articolato con mostre anche a Palazzo Vecchio e al Museo del Novecento visitabile fino all’8 marzo 2020”.

Che ruolo ricopre il made in Italy nel mercato mondiale dei tessuti ecosostenibili?

“La strada intrapresa da molte aziende italiane è quella giusta tanto che alcuni fra i più grandi marchi fanno parte delle 32 aziende globali del settore moda e del tessile che hanno firmato nei mesi scorsi a Parigi il Fashion Pact per la tutela del clima, oceani e biodiversità. Inoltre il campo della ricerca e sperimentazione di queste aziende è sempre più avanzato e all’avanguardia. Su un punto sono tutti convinti: che l’unico futuro possibile per la moda è che sia etica e sostenibile”.

Qual è la risposta dei giovani: come rispondono i suoi studenti a questi stimoli di eco-fashion? 

“All’Accademia Italiana dove io insegno, il 40% degli allievi sono stranieri ma tutti i ragazzi avvertono fortemente il bisogno di orientare la propria creatività e crescita nel rispetto della natura e del pianeta, indirizzando la ricerca di materiali e processi produttivi in nome di una estetica e bellezza sostenibile. Nei nostri corsi inoltre possiamo contare su alcune discipline particolarmente sensibili a questo tema come il corso di laurea in Fotografia dove una sezione è interamente dedicato al tema del CIBO”.

Lo indosserebbe un pantalone o un pullover realizzato con foglie di ananas o ortica?

“Certamente sì e… sarà anche quello che suggerirò ai miei studenti ed amici”.

Fiamma Domestici 

Related Articles

Cibo e Arte

Il CIBO nell’ARTE: l’intervista a Roberto Casamonti, fondatore delle Gallerie Tornabuoni Arte di Firenze

Il cibo ha sempre avuto un posto ed un ruolo ben preciso nell’arte dal mondo antico ad oggi, protagonista nelle nature morte e elemento iconografico importante dai tanti risvolti...

Posted on by Fiamma Domestici
Cibo e Arte

Il fiasco: una lunga storia dalle origini al XVII secolo

Parlare del fiasco, un oggetto d’uso comune, realizzato con vetro non di pregio e rivestito di erba palustre, può sembrare un forzato recupero di microstoria, di folclore e...

Posted on by Silvia Ciappi